Rivoluziona il tuo orto
La terra ci lancia dei segnali come la perdita di biodiversità e la perdita di fertilità del suolo; è ora di cambiare, partendo dal nostro giardino.
Invece di solo limitarci a “non fare danni”, possiamo e dobbiamo puntare a rigenerare.
In questo post parleremo di tre cose che durante il nostro tirocinio in Cascina ci hanno incuriosito e che abbiamo voluto approfondire:
- Non scavare più la terra
- All’agricoltura che la migliora
- Riscoprire un tesoro dell’Amazzonia: Terra Preta

Storia recente del “No-Dig” a cura di Charles Dowding tradotto da Falavena Nicolò e Gnoli Alice, clicca qui
1. Il metodo di coltivazione “No-Dig” (non scavare) consiste nell’evitare qualsiasi lavorazione del suolo attraverso vanga e altri attrezzi.
Perché funziona? Scavare deteriora la struttura del suolo e la sua ricca biologia portando, inoltre, in superficie semi di erbacce infestanti che ci creano più lavoro.
Come si fa? Si lasciano intatti gli strati del terreno, coprendo la superficie con compost organico. In questo modo la vita del sottosuolo lavora per noi, creando un terreno soffice e ricco di nutrienti senza che tu debba faticare con la zappa.
Come creare il compost? Per creare un compost artigianale bisogna seguire i seguenti passaggi:
- Prendi 4 bancali e sistemali in modo da creare uno spazio tra essi dove poi verranno messi tutti gli strati che compongono il compost;
- Prendi dei cartoni e utilizzali come pareti del tuo contenitore per il compost così da non fare entrare luce e per consentire un’equilibrata distribuzione della temperatura;
- Ora possiamo iniziare a comporre il nostro compost: come primo strato andiamo a mettere l’umido che abbiamo con eventuali fondi di caffè (non obbligatori ma molto utili se si hanno in casa), successivamente mettiamo un primo strato di parte verde, seguito una marrone e un’altra verde (assicurandosi che tutto sia ben umido);
- Copri il tutto con del cartone così da proteggere il nostro compost;
2. L’agricoltura rigenerativa è il concetto di spostare il focus dall’efficienza alla resilienza (capacità di adattarsi).
Rispetto all’agricoltura intensiva, basata su monoculture, aratura e uso di prodotti chimici, l’agricoltura rigenerativa, o estensiva, sposta l’obbiettivo sulla capacità del sistema di rigenerarsi e adattarsi. L’idea è restituire valore, impreziosendo il suolo di microrganismi, migliorando la capacità di assorbire e trattenere l’acqua così da arricchire il terreno di potenziali nutrienti.
Per mettere in pratica ciò, si adottano tecniche specifiche:
• Disturbo minimo del suolo: si evita l’aratura per preservare la struttura naturale del terreno;
• Copertura del terreno: il suolo non deve restare scoperto, ma essere protetto con pacciamatura, sovescio;
• Over-crop : l’alternanza delle specie, come l’uso del trifoglio, evita l’impoverimento del suolo;
• Promuovere la collaborazione tra specie diverse aumentando la biodiversità per favorire l’impollinazione naturale.
Essere consapevoli di questa possibilità ma decidere di non agire è una forma di indifferenza che non possiamo più permetterci. Integrare l’agricoltura rigenerativa significa assumersi la responsabilità di preservare il sistema da cui dipendiamo.
È un impegno concreto che si costruisce su scelte quotidiane, prendendosi cura del territorio invece di pensare solo al profitto.
Anche la tecnica “No-Dig” rientra nell’agricoltura rigenerativa.

Le informazioni contenute in questo testo sono estratte dall’intervista con Francesca Saini (membro associazione Simbio agricoltrice rigenerativa a Olgiate Comasco impegnata in progetti di riqualificazione ambientale a livello nazionale)


3. Spesso cerchiamo soluzioni super-tecnologiche, ma il segreto per un futuro migliore potrebbe venire dal nostro passato.
La leggenda: mentre gli esploratori cercavano l’oro di El Dorado, le civiltà amazzoniche avevano già creato un tesoro ben più prezioso: la Terra Preta.
La scoperta: questo suolo è completo, già biologicamente attivo (ricco di nutrienti e microrganismi), incredibilmente nero e fertile. È stato creato nei secoli dalle popolazioni locali, aggiungendo carbone vegetale, resti organici e ceramiche (la cui forma esatta non è replicabile).
Il biochar: il biochar è carbonio puro derivato da legno o scarti agricoli e si produce industrialmente o artigianalmente attraverso forni in assenza di ossigeno; agisce come spugna in grado di trattenere acqua e nutrienti, ma prima di essere utilizzato in agricoltura deve essere attivato (cioè caricato di microrganismi e nutrimento tramite compostaggio).
Entrambi hanno un impatto eccezionale sull’ambiente:
• Migliorano il suolo: aumentando la capacità di trattenere l’acqua (evitando sprechi).
• Tengono la CO2 nel terreno per secoli, contribuendo a mitigare i cambiamenti climatici.
Le Nostre Conclusioni
Da questo tirocinio in Cascina abbiamo imparato diverse cose: per curare la terra bisogna collaborare con la natura invece di stravolgerla.; grazie al metodo “No-Dig” abbiamo capito che smettere di vangare protegge i piccoli abitanti della terra, risparmiandoci un sacco di fatica; riciclando l’umido nella nostra compostiera abbiamo visto che la terra si nutre a costo zero con gli scarti di ogni giorno; infine, studiando la Terra Preta e il biochar, abbiamo scoperto che per combattere la siccità non servono macchinari costosi, ma basta un rimedio antico che trattiene l’acqua.
Oggi sappiamo che ognuno di noi può riparare l’ambiente, partendo semplicemente dal proprio giardino.















